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34 | GIUGNO-LUGLIO 2025 AUTOMAZIONE OGGI 463 Attualità AUTOMAZIONE OGGI Innovare significa anche correre dei rischi Il marchio Faulhaber è riconosciuto in tutto il mondo come simbolo di elevata qualità e affidabilità in aree applicative complesse e gravose. Per conoscere meglio lo spirito dell’azienda abbiamo intervistato il suo dirigente responsabile delle aree Sviluppo, Ricerca, Qualità, Logistica e Produzione, Udo Haberland F aulhaber è un’azienda tedesca spe- cializzata nello sviluppo, nella produ- zione e nella distribuzione di sistemi di azionamento miniaturizzati ad alta precisione, di componenti per servo- azionamenti ed elettroniche di controllo con potenza di uscita fino a 200 W. Offre soluzioni personalizzate realizzate specificatamente per il cliente, oltre a un’ampia gamma di prodotti standard. Riconosciuta in tutto il mondo come simbolo di elevata qualità e affidabilità è stata premiata più volte per la capacità di gestire l’in- novazione in modo convincente e sostenibile. È Udo Haberland, responsabile delle aree Svi- luppo, Ricerca, Qualità, Logistica e Produzione di Faulhaber a spiegarci perché l’innovazione in azienda non significa solo ideare nuovi prodot- ti, e come Faulhaber affronta le sfide del settore e perché i cambiamenti sono spesso il punto di partenza per un successo duraturo. L’innovazione è uno dei cardini su cui si fonda il successo di Faulhaber. Come definirebbe l’innovazione nella sua area di competenza? Udo Haberland: Per noi l’innovazione è un elemento fondamentale, ma non significa solo sviluppare nuovi prodotti. Per man- tenere la nostra posizione a livello tecno- logico dobbiamo adottare un approccio all’innovazione a 360 gradi, che comprenda anche il miglioramento costante dei nostri processi. In fondo, operiamo in un contesto in cui spesso ci spingiamo ai limiti della fat- tibilità tecnica. Personalmente, mi piace definire l’innova- zione basandomi sul modello dei 5 pilastri: prodotti, processi, persone, metodi e stru- menti, oltre che l’ambiente. Quando si parla di innovazione, spesso in prima battuta si pensa ai prodotti. In un certo senso, si dà per scontato che i prodotti nuovi debbano offrire soluzioni innovative, ma la questione non si esaurisce qui. Anche i nostri processi devono essere adattati e migliorati costan- temente per continuare a essere efficienti e flessibili. Un altro aspetto importante è quello delle persone: un’azienda improntata al futuro deve avere una mentalità innova- tiva; ciò significa che i nostri dipendenti hanno la possibilità e la libertà di sperimen- tare, di proporre idee creative e, talvolta anche di commettere errori lungo il per- corso. Gli errori fanno parte del processo di apprendimento e non vanno demonizzati, perché forniscono informazioni utili e ci aiu- tano a progredire. Anche utilizzare metodi e strumenti giusti è fondamentale: in questo senso, le tecnologie obsolete vengono valu- tate e, se necessario, sostituite con soluzioni più avanzate. Soprattutto nello sviluppo dei prodotti, per restare sempre aggiornati è indispensabile poter contare su metodi di misura moderni, simulazioni e una forma- zione continua. Quali tendenze stanno incidendo di più sullo sviluppo di nuovi prodotti? Haberland: Mi piace definirle le 3 D: digi- talizzazione, decarbonizzazione e degloba- lizzazione. La digitalizzazione rappresenta un’enorme opportunità per ottimizzare la prevedibilità dei nostri processi e l’intercon- nessione: in questo campo, le parole chiave sono IoT e integrazione delle interfacce. Ciò ci consente di prendere decisioni più velocemente e con maggiore precisione. Ugualmente importanti sono la decarboniz- zazione e la deglobalizzazione. La riduzione delle emissioni di CO2, sia quelle prodotte direttamente da noi che lungo l’intera fi- liera, l’adozione di un modello di economia circolare e il riciclo sono fondamentali per garantire un futuro sostenibile. Allo stesso tempo, stiamo assistendo a un profondo cambiamento nelle catene di approvvi- gionamento globali, con questioni quali la dipendenza dalle terre rare o la scelta se affidarsi anche in futuro alle forniture da ol- treoceano oppure orientarsi maggiormente verso l’Europa. Per noi, quindi, l’innovazione è un processo olistico che non si limita allo sviluppo di nuovi prodotti, ma si estende al miglioramento continuo in tutti i settori. Vi sono al momento progetti di ricerca o sviluppi tecnologici in atto? Haberland: Stiamo lavorando intensa- mente a una serie di progetti di ricerca e di innovazioni tecnologiche con grandi poten- zialità future. Mi appassiona, in particolare, il nostro progetto pilota in collaborazione con l’istituto Fraunhofer, che coinvolge anche l’intelligenza artificiale. Si fa un gran parlare di AI e noi siamo interessati a capire sin da subito quali sono le opportunità che offre per le tecnologie e i processi di do- mani. Parallelamente, stiamo conducendo un sondaggio interno e un’analisi sull’uso dell’AI per valutare la situazione attuale e trarne spunto per nuove iniziative. Questo studio rappresenta per noi una base im- portante che ci consentirà di investire in modo mirato nei settori più promettenti e di rafforzare ulteriormente la nostra capa- cità innovativa, soprattutto perché questi sviluppi racchiudono enormi potenzialità per il futuro. Lucrezia Campbell
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