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92 | GIUGNO-LUGLIO 2025 AUTOMAZIONE OGGI 463 AUTOMAZIONE OGGI e impronte digitali, grazie alla loro unicità (non si conoscono attualmente due indivi- dui aventi le stesse impronte digitali), sono utilizzate per l’identificazione personale e per autenticare transazioni commerciali sin dall’antico regno di Hammurabi, nell’antica Babilonia (1955-1913 a.C.). Nel corso dei secoli, le impronte digitali sono state utilizzate sia per l’identificazione di un individuo, e quindi determinare l’identità di una persona, sia per comprovare la sua autenticazione, e quindi verificare se la per- sona è effettivamente chi afferma di essere. Al giorno d’oggi, la loro utilità è parte inte- grante della vita quotidiana: vengono infatti comunemente utilizzate per accedere agli smartphone o al PC con un semplice tocco. In un contesto globale nel quale la contraffa- zione ha enormi implicazioni economiche e può compromettere la sicurezza, lo sviluppo di impronte digitali artificiali, non clonabili, rappresenta un passo avanti cruciale. Queste impronte, applicabili a una vasta gamma di prodotti e oggetti, possono rivoluzionare le tecniche di anticontraffazione, rendendole sempre più sicure ed efficaci. La ricerca pubblicata sulla rivista Nature Com- munications da un gruppo di ricercatori e ri- cercatrici dell’ Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica – INRiM ( www.inrim.it/it ) e del Politecnico di Torino ( www.polito.it ) , segna un passo in avanti in questa direzione. Lo studio, intitolato ‘Artificial fingerprints engraved through block-copolymers as na- noscale physical unclonable functions for authentication and identification’, mostra come sia possibile incidere impronte digitali alla nanoscala, grazie alle nanotecnologie. Le caratteristiche morfologiche di queste im- pronte digitali, codificabili anche in matrici binarie simili ai QR-Code, sono non clonabili e possono essere utilizzate come identifica- tivi univoci su una vasta gamma di materiali, oggetti e/o prodotti. Imitando il processo di formazione delle nostre impronte digitali, i ricercatori e le ri- cercatrici hanno mostrato come sia possi- bile ottenere impronte digitali artificiali alla Impronte digitali artificiali: la nuova frontiera dell’autentificazione L nanoscala grazie all’auto assemblaggio di materiali polimerici, dove l’unicità è garan- tita dalla aleatorietà intrinseca del processo stesso. “Abbiamo dimostrato come le impronte di- gitali artificiali, oltre ad essere altamente sta- bili nel tempo, siano anche molto resistenti ad alte e bassissime temperature” hanno commentato Chiara Magosso e Irdi Murataj, rispettivamente dottoranda del Politecnico di Torino e ricercatore dell’INRiM “aprendo dunque la possibilità di utilizzo di tale tecno- logia per numerose applicazioni”. “Tali impronte digitali artificiali in minia- tura abbinate allo sviluppo di algoritmi di riconoscimento immagini” hanno aggiunto Gianluca Milano e Federico Ferrarese Lupi, ricercatori dell’INRiM “aprono nuovi scenari per lo sviluppo di tecniche di anticontraf- fazione sempre più sicure che sfruttano l’intrinseca stocasticità dei processi di auto- assemblaggio di materiali alla nanoscala”. RICERCA Barbara Fracass INRiM ( www.inrim.it/it ) Silvia Brannetti, David Trangoni Politecnico di Torino ( www.polito.it ) L’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRiM) e il Politecnico di Torino impegnati in una ricerca innovativa che apre nuovi scenari per lo sviluppo di tecniche di anticontraffazione sempre più sicure Inquadra il QR code e leggi lo Studio Imitando il processo di formazione delle nostre impronte digitali, i ricercatori e le ricercatrici hanno mostrato come sia possibile ottenere impronte digitali artificiali Foto Shutterstock
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