AS3_2026

Automazione e Strumentazione Aprile 2026 Primo piano 7 EDITORIALE L’evoluzione più recente dei sistemi di intelligenza artificiale sta avendo un impatto importante anche nell’ambito della formazione tecnica, introducendo capacità che fino a pochi anni fa erano fuori dalla portata delle macchine ed erano considerate molto impegnative anche per un apprendista umano. Uno degli esempi più evidenti riguarda la generazione automatica di codice per sistemi di controllo, come PLC, CNC e robot industriali. Attraverso modelli addestrati su grandi insiemi di dati, logiche, librerie e standard di programmazione, l’AI è in grado di produrre sequenze di codice leggibili, verificabili e spesso già vicine all’implementazione finale, partendo da semplici descrizioni testuali dei requisiti ope- rativi. Questo è sicuramente un aiuto per le figure professionali con maggiori competenze, come gli ingegneri di controllo più esperti, che possono ridurre il tempo dedicato alle attività più ripetitive, acce- lerando la progettazione e concentrandosi sull’architettura del sistema, sulla sicurezza e sulle ottimizza- zioni. Tuttavia, queste capacità sollevano l’inevitabile domanda di quali competenze l’AI potrà sostituire in ambito lavorativo, mettendosi in competizione diretta con figure professionali di minore esperienza, come giovani o nuovi assunti, che si formavano proprio svolgendo i compiti più ripetitivi ma necessari. Molte attività tipicamente affidate ai profili ‘junior’, come la stesura di codice standard, la redazione di parti di documentazione, la creazione di piccoli script o la verifica preliminare dei dati, oggi pos- sono essere svolte con grande rapidità da un sistema AI. Anche questo rischia di generare nei giovani la percezione che l’ingresso nel mondo del lavoro oggi sia più difficile. Le aziende devono rendersi conto che l’ampia disponibilità dell’AI, che è facilmente accessibile anche ai concorrenti, in realtà aumenta il valore delle competenze umane più elevate e richiede comunque figure capaci di validare, personaliz- zare e contestualizzare ciò che la macchina produce. I giovani tecnici non devono e non possono essere sostituiti, ma vanno accompagnati in un’evoluzione verso ruoli essenziali per l’impresa, come quelli di supervisione, integrazione dei sistemi, interpretazione dei risultati e gestione dei processi. L’AI non possiede comprensione reale del contesto industriale e produttivo, non conosce responsabilità, non può assumere decisioni di sicurezza e non può operare senza supervisione umana. Ciò significa che l’esperienza e le competenze dei professionisti restano centrali ed è necessario crearle partendo da figure che devono essere formate. In questo scenario, la differenza non la fa tanto l’AI, quanto la capacità delle persone di affiancarla e sfruttarla per ampliare le proprie competenze. Per un giovane, l’AI deve essere un acceleratore di apprendimento, non un concorrente diretto. Le aziende che adottano l’AI in modo maturo non eliminano i profili meno esperti, anzi, possono formarli più rapidamente, offrendogli stru- menti potenti che contribuiscono a ridurre gli errori e li supportano nello svolgimento di attività più qua- lificate fin da subito. Come tutte le tecnologie più potenti, l’AI aumenta la produttività, redistribuisce i compiti, favorisce nuove abilità e apre spazi professionali che prima non esistevano; ma la produzione di nuove competenze deve rimanere al centro dell’industria. Un futuro diverso per la formazione tecnica Jacopo Di Blasio Redattore di ‘Automazione e Strumentazione’

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