AS4_2025
Automazione e Strumentazione Maggio 2025 Primo piano 7 EDITORIALE Da qualche anno una nuova brezza soffia nel mondo dell’automazione industriale. Si tratta dell’iniziativa Open Process Automation (OPA), concepita e trascinata da alcuni grandi Com- panies nel settore petrolifero ma poi sostenuta da quasi tutti i Players nel mercato. La OPA Foundation (OpaF) mira a creare un’architettura aperta per i sistemi di automazione, fondata sulla interoperabilità sia dell’hardware che del software (basato sui blocchi funzione attivati “ad evento”) e sulla piena integrazione tra automazione ed applicazioni aziendali. Lo standard O-PAS (Open Process Automation Standard) definisce l’architettura e le inter- facce per i sistemi OPA, specificando come i diversi componenti devono comunicare e lavo- rare insieme (interoperabilità): i sistemi OPA sono costruiti utilizzando componenti modulari, denominati Distributed Control Nodes (DCN), che possono avere funzioni di semplice inter- faccia (I/O) verso il campo oppure (o anche) di controllo e devono poter essere integrati in modo flessibile e scalabile indipendentemente dal fornitore che li commercializza. In questo modo un sistema di controllo potrebbe essere composto con schede I/O di un fornitore, CPU di un altro, ambiente software di configurazione di un terzo e piattaforma di supervisione di un quarto, liberamente scelti secondo criteri e preferenze stabilite dall’utilizzatore finale. Per la condivisione dei dati OPA si basa sui protocolli di comunicazione OPC UA (Open Platform Communications Unified Architecture) e MQTT (Message Queuing Telemetry Transport). Un sistema OPA impiega dunque un’architettura in cui le funzionalità sono fornite come servizi che possono essere ricomposti e combinati per creare soluzioni di automazione più complesse: l’apertura non è più del sistema di controllo verso l’esterno (open at the edge) ma tra tutti i componenti stessi (hw/sw) del sistema di controllo medesimo (open at the core), in modo da “assemblarlo” usando i “mattoncini” che risultano preferiti o più indicati. Chiara è l’ispira- zione allo Standard IEC61449 che definisce un formalismo (di programmazione) basato su blocchi funzione che si attivano tra loro e si scambiano dati; ma applicabili rimangono anche tutti gli Standard largamente diffusi come IEC62264 (ISA95) per le architetture, IEC62682 (ISA18) per gli allarmi, IEC62443 per la cybersecurity. Mentre vedono la luce i primi progetti, nella forma di ‘proof of concept’, OPA si propone di rivoluzionare l’automazione industriale promuovendo flessibilità e interoperabilità e spo- stando il baricentro dei progetti di automazione nella direzione dell’integrazione di sistemi fortemente multi-vendors. Ne scaturiscono questioni relative alla gestione del ciclo di vita (aggiornamenti hw/sw) e alla responsabilità di eventuali problematiche tecniche. Un sistema di controllo di tipo ‘patchwork’ consentirebbe ad un utente di utilizzare i componenti hardware/ software che preferisce ma dovrebbe mettersi nelle mani di un integratore o sviluppare com- petenze interne all’altezza. Viceversa, per i vendors si aprirebbero potenzialità di cannibaliz- zare sistemi della concorrenza ma anche di vedere cannibalizzati i propri. Alla fine, l’eventuale diffusione di sistemi OPA dipenderà da ciò che spesso decreta il suc- cesso o il fallimento di molte iniziative (forse troppe, ma questa è un’altra storia): il mercato. La sfida di Open Process Automation Massimiliano Veronesi Coordinatore Comitato tecnico/scientifico di ‘Automazione e Strumentazione’
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