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Automazione e Strumentazione Novembre-Dicembre 2025 Primo piano 7 EDITORIALE Molto spesso, quando si sparla di nucleare, si ha l’impressione di trovarsi tra punti di vista estremi e incapaci di ammettere il dubbio o la necessità di dover ancora attendere risposte valide dalla ricerca scientifica e ingegneristica. L’energia nucleare rimane una delle fonti più discusse per la produzione di elettricità, con vantaggi che potrebbero essere significativi, ma anche con rischi che ne condizionano l’accettazione. Tra i principali benefici, c’è la capacità di generare grandi quantità di energia in modo continuo e affidabile. A differenza di molte fonti rinnovabili, che dipendono dalle condizioni atmosfe- riche, le centrali nucleari garantiscono una produzione costante, rendendole ideali per coprire il fabbi- sogno di base di un sistema elettrico. Inoltre, il nucleare è una tecnologia a basse emissioni di gas serra, durante il funzionamento non produce CO 2 e riduce la dipendenza dai combustibili fossili. Un altro vantaggio è l’elevata densità energetica del combustibile nucleare: piccole quantità di uranio possono generare enormi quantità di energia, riducendo la necessità di trasporto e stoccaggio rispetto a carbone o petrolio. Tuttavia, gli svantaggi sono altrettanto rilevanti. Il primo riguarda la sicurezza: sebbene gli incidenti siano rari, eventi come Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato che le conseguenze possono essere catastrofiche. Oggi, si parla spesso di piccoli reattori modulari (SMR), che sarebbero più sicuri. In effetti, con una taglia minore si ha una produzione inferiore di calore, anche a reattore spento, riducendo così la gravità dei possibili incidenti, ma aumentando la frequenza totale di guasti, essendo necessari un numero maggiore di reattori per garantire la stessa quantità di energia prodotta. Anche in assenza di incidenti, la gestione delle scorie radioattive rappresenta una sfida irrisolta: i rifiuti nucleari restano pericolosi per migliaia di anni e richiedono sistemi di stoccaggio sicuri e costosi. Pen- sando a nuovi sistemi per smaltire le scorie, i reattori autofertilizzanti o a neutroni veloci potrebbero utilizzare le scorie come combustibile o trattarle per ridurne l’attività ma, allo stato attuale della ricerca, non si è nemmeno vicini ad eliminare completamente il problema. Inoltre, le scorie con minore attività, in genere, sono quelle che hanno un decadimento più lungo nel tempo. A questo si aggiunge il problema dei costi iniziali: costruire una centrale nucleare richiede investimenti enormi e tempi lunghi, spesso superiori al decennio, rendendo il nucleare meno competitivo rispetto alle rinnovabili, che hanno costi in calo e tempi di realizzazione più brevi. Inoltre, la disponibilità di uranio, pur essendo sufficiente nel medio termine, non è infinita, e la sua estrazione comporta impatti ambientali. Poi, bisogna ricordare che le stime del fabbisogno di uranio sono basate sull’utilizzo attuale, che sappiamo già essere destinato ad aumentare, con sempre più Paesi che vogliono creare o ampliare la loro dotazione di nucleare civile e militare, a partire dalla Cina. La disponibilità di uranio potrebbe essere destinata a ridursi sensibilmente. Occorre considerare tipi di combustibile alternativi e più abbondanti, per esempio il Torio, con nuovi tipi di reattore che però, per definizione, sarebbero meno collaudati di quelli tradizionali. Infine, il nucleare basato sul ciclo uranio-plutonio solleva grandi questioni geopolitiche e di proliferazione: la tecnologia può essere sfruttata per scopi militari, aumentando i rischi per la sicurezza internazionale. Insomma, l’e- nergia nucleare offre una soluzione potente e a basse emissioni per la produzione elettrica, ma richiede una valutazione intellettualmente onesta dei rischi, dei costi e delle implicazioni a lungo termine. Nucleare: favorevole o contrario? Jacopo Di Blasio Redattore di ‘Automazione e Strumentazione’

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