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SETTEMBRE 2025 FIELDBUS & NETWORKS 3 L’editoriale è a cura dei membri del Comitato Tecnico di Fieldbus & Networks e Automazione Oggi Viviamo immersi in un settore che parla un linguaggio fatto di standard industriali, bus di campo, protocolli di rete, edge computing e intelligenza artificiale applicata all’automazione. Un settore che, per definizione, punta a ridurre l’errore umano, automatizzare decisioni, standardizzare processi e rendere l’intervento dell’uomo - almeno in teoria - sempre meno invasivo. Chi lavora nell’automazione sa bene che dietro ogni sistema, ogni impianto o strumento, non ci sono solo specifiche tecniche bensì persone, che dialogano, si confrontano e trovano soluzioni insieme. Dietro un contratto di fornitura c’è una stretta di mano - oggi forse sostituita da una videochiamata - ma sempre frutto di fiducia. Dietro una specifica tecnica ben scritta ci sono un tecnico competente e anche un cliente, che ha saputo spiegare chiaramente cosa serve e cosa no. Dietro un upgrade di successo c’è quasi sempre un team di persone che si parla davvero, senza scaricare responsabilità o blindarsi dietro a un ticket di assistenza. Se c’è una verità che troppo spesso scordiamo, presi dalle soluzioni tecniche e tecnologiche, è che la tecnologia non è neutra né autosufficiente. Non lo è mai stata: la qualità di un sistema di automazione dipende dalla qualità di chi lo progetta, poi dalla qualità di chi lo utilizza, di chi lo integra e di chi lo mantiene aggiornato. E tutto questo si regge sulla qualità dei rapporti: chiarezza, trasparenza, disponibilità. E soprattutto ascolto. In un’epoca dove interagiamo più facilmente con un’interfacciaweb che con un collega, questo aspetto rischia di finire schiac- ciato tra scadenze, automatismi e procedure. Diamo per scontato che basti un’email per risolvere un equivoco tecnico, dimen- ticando che un problema non risolto nasce quasi sempre da una comunicazione carente. Ci illudiamo che un contratto basti a sostituire una relazione costruita con pazienza. Nel nostro comparto, questo ha conseguenze molto concrete: un impianto o sistema mal dimensionato, un gateway mal configurato o un aggiornamento di firmware calato dall’alto senza dialogo… e tutto si inceppa. Allora si riscopre, di colpo, che la tecnologia da sola non basta. Serve parlarsi, serve fidarsi, serve prendersi il tempo per capire. Ecco perché oggi, più che mai, coltivare relazioni di qualità non è un lusso da ‘soft skill’, bensì un fattore competitivo; è ciò che distingue un fornitore reattivo da un partner affidabile, ciò che fa dire a un cliente: “Con loro lavoro bene perché sanno ascoltare, non solo vendere”. È ciò che rende possibile innovare davvero, anziché limitarsi ad aggiungere un nuovo acronimo alla slide di vendita. La prossima volta che saremo tentati di inviare un’email frettolosa, di chiuderci dietro un ‘si è sempre fatto così’, o di delegare a un modulo online ciò che dovrebbe essere una conversazione, fermiamoci: un minuto di ascolto può valere quanto una settimana di debug. E una relazione ben curata può risolvere i problemi prima ancora che si presentino. Tecnologia al centro, sì, ma persone alla base. Se dimentichiamo questa sequenza, l’automazione resterà solo un catalogo di belle promesse; se la rispettiamo, può diventare - davvero - un motore di progresso condiviso. UNA TECNOLOGIA FATTA DI PERSONE Micaela Caserza Magro Comitato tecnico di Automazione Oggi, Fieldbus&Networks e Soluzioni Software per l’Industria Editoriale
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