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42 febbraio 2026 FIELDBUS & NETWORKS LA GESTIONE DEGLI IMPIANTI ELETTRICI NELLE COSIDDETTE ‘AREE PERICOLOSE’ RICHIEDE UNA CONOSCENZA APPROFONDITA DELLE NORMATIVE VIGENTI E DELLE CARATTERISTICHE COSTRUTTIVE DEI COMPONENTI: QUI UN’ANALISI TECNICA SU CAVI, PRESSACAVI E ACCESSORI ALLA LUCE DELLE DIRETTIVE ATEX E DEGLI STANDARD IEC/EN Gaetano Grasso L’ approccio alla progettazione e all’installazione in quelle che ven- gono tecnicamente definite ‘Aree Esplosive’, ‘Aree Pericolose’ o semplicemente ‘Zone Ex’, non ammette approssimazioni: quando ci si approccia alla progettazione o alla manutenzione degli im- pianti in questi ambienti, la priorità assoluta risiede nella sicurezza e nella conformità normativa. Ogni componente che costituisce l’impianto elettrico, dal cavo al pressacavo, gioca un ruolo fondamentale nel prevenire l’innesco di atmosfere potenzialmente esplosive. Analizziamo qui di seguito i requisiti essenziali per il cablaggio e la connessione in contesti critici, par- tendo dai fondamentali gradi di protezione, fino ai dettagli costruttivi. Il ruolo cruciale del pressacavo: protezione e ritenzione Il pressacavo non è un mero accessorio di passaggio, bensì un dispositivo di sicurezza che permette l’ingresso di un cavo in un’apparecchiatura elettrica (una scatola di derivazione, un motore o un quadro) fornendo due funzioni vitali: protezione ambientale e ritenzione meccanica. Per definire il livello di isolamento dall’ambiente esterno si fa riferimento al Grado di protezione (IP). La norma EN 60529 delinea il sistema di classifi- cazione internazionale per l’efficacia della protezione degli involucri contro l’intrusione di corpi estranei e liquidi; il codice è composto dalle lettere IP (Ingress Protection) seguite da due cifre, di cui la prima indica la protezione contro l’ingresso di corpi solidi (polvere, oggetti, contatto accidentale); la seconda, la protezione contro l’ingresso dannoso di acqua e liquidi (goccio- lamento, spruzzi, immersione). Tuttavia, in un ambiente critico, la tenuta er- metica non basta: entra qui in gioco la ‘ritenzione’ (‘strain relief’), regolata dalla norma EN62444. Questa specifica serve a garantire che un cavo, una volta serrato, venga ‘trattenuto’ saldamente dal pressacavo in modo che non possa sfilarsi o trasmettere tensioni meccaniche ai morsetti interni, nemmeno se soggetto a trazioni esterne. Pressacavi in area pericolosa • Certificazione e marcatura La domanda fondamentale per chi opera in zone a rischio è: in un’area pericolosa, il pressacavo deve essere certificato Ex? La risposta è: sì. Un pressacavo certificato Ex è un dispositivo specificamente ingegnerizzato e approvato per l’utilizzo in aree pericolose. A eccezione dei pressacavi utilizzati nei singoli circuiti a sicurezza intrinseca, tutti i dispositivi devono soddisfare rigorosamente le richieste della norma EN IEC60079-0 e del rela- tivo Modo di protezione specifico. Inoltre, sebbene il grado IP debba essere conforme alla EN60529, i test di prova per i componenti Ex devono essere eseguiti secondo le metodologie indicate dalla norma EN IEC60079-0, che prevede condizioni spesso più severe. • Selezione e installazione La scelta del pressacavo non può prescindere dalle dimensioni del cavo stesso: il dispositivo deve essere selezionato in modo che sia perfetta- mente adatto al diametro esterno del cavo utilizzato. Questo è essenziale per consentire agli elementi di tenuta (le guarnizioni interne) di lavorare nel modo progettualmente previsto. Le normative sono molto rigide in merito alle soluzioni ‘fai da te’: l’uso di nastri di sigillatura, guaine termorestrin- genti o altri materiali riempitivi per compensare differenze di diametro non è assolutamente consentito. • Marcatura e identificazione La tracciabilità e l’identificazione sono pilastri della sicurezza: tutti i pres- sacavi con certificazione Ex devono riportare una marcatura, in accordo alla Tutorial IL CABLAGGIO IN ZONE EX
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