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tavola rotonda 108 AUTOMAZIONE OGGI 467 SOLUZIONI SOFTWARE PER L’INDUSTRIA Feletti : La spinta fornita dagli incentivi pubblici in Italia ha svolto un ruolo asso- lutamente necessario, agendo da potente leva finanziaria per superare il costo ini- ziale dell’adozione di software e sistemi di automazione avanzata e senza dubbio ha stimolato una fase di intenso rinnovamen- to tecnologico. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che la leva finanziaria, da sola, si è rivelata insufficiente per garantire la piena maturità digitale del Paese. L’acqui- sto della tecnologia è solo la prima tappa di una trasformazione che è, prima di tutto, organizzativa e culturale. I fondi pubblici spesso rischiano di finan- ziare l’installazione di asset senza assicura- re che l’azienda sia strutturalmente pronta a utilizzarli strategicamente. Per colmare il divario digitale in modo duraturo, sono necessari strumenti diversi e complemen- tari. L’azione deve concentrarsi priorita- riamente sulla formazione strategica e l’upskilling: è imperativo che i programmi mirati educhino i manager e i decision ma- ker all’interpretazione dei dati e alla riorga- nizzazione dei processi in ottica digitale. In questo contesto, aziende come Schneider Electric assumono un ruolo fondamenta- le che va oltre la fornitura tecnologica. La nostra missione è fornire non solo le piat- taforme tecnologiche più avanzate, ma anche l’accompagnamento e la mentor- ship necessari per definire una roadmap digitale chiara e sostenibile, posizionan- doci come trusted advisor al fianco delle PMI. Supportiamo le imprese nell’integra- zione tra l’ambiente IT e OT e nella mas- simizzazione del ritorno sull’investimento derivante dagli incentivi, assicurando che la tecnologia sia effettivamente adottata e non solo acquistata. Quanto pesa oggi, a suo parere, i l gap di cultura digitale nelle PMI italiane? Sente l’analfabetismo digitale ancora come un problema? In che misura la mancanza di competenze digitali, operative e manageriali, ostacola l’adozione di tecnologie oggi quasi indispensabili (automazione, IoT, ERP, data analysis per citarne qualcuna)? Marella : Il gap resta importante, la dif- fusione digitale è limitata alle attività più basilari come il cloud o la fatturazione e- Aureliano Leone head of indirect channel di Archiva Group lettronica, mentre resta molto da fare, ad esempio, sul fronte del gestionale (ERP/ CRM) e della condivisione dati sia all’inter- no sia all’esterno dell’azienda verso clienti e stakeholder. Mancano le competenze specialistiche (BigData, AI, automazione) e le capacità organizzative per integrare veramente queste tecnologie in modo strategico. Per esempio, per adottare l’IoT non serve solo la parte tecnica (sensori, connettività ecc.), ma anche la capacità di progettare processi aziendali che integrino i dati generati dai device. Se in azienda non ci sono figure digitali o competenti, l’IoT ri- schia di non produrre reale valore nei pro- cessi produttivi. Anche l’automazione e la robotica richiedono una cultura di cam- biamento: non basta acquistare software, serve ridisegnare i workflow, il che implica competenze operative e di change mana- gement. Non è sufficiente raccogliere dati, servono persone in grado di interpretarli, tradurli in insight, proporre azioni. Per questo si parla di un percorso verso la tra- sformazione digitale, una strada da com- piersi affiancati da esperti che conoscano a fondo i linguaggi IT e OT. Gandolfi : Come detto in precedenza, il gap di cultura digitale nelle PMI italiane resta un ostacolo rilevante all’adozione di tecnologie come automazione, IoT, ERP e data analysis. L’analfabetismo digitale, sia operativo che manageriale, limita la capa- cità delle aziende di valutare e integrare queste soluzioni, rallentando la trasforma- zione digitale e la competitività. Tuttavia, ci sono alcune strategie che pos- sono essere adottate per superare questo divario, come avviare piccoli progetti pilo- ta di automazione, per testare e imparare gradualmente; affidarsi a partner tecnolo- gici esperti e system integrator che possa- no accompagnare le PMI nel percorso di digitalizzazione; investire in formazione continua e nella collaborazione tra repar- ti, per sviluppare una cultura aziendale orientata al dato e all’innovazione; sce- gliere piattaforme modulari e integrate, che semplifichino l’adozione e la gestione delle nuove tecnologie. Feletti : Il divario di cultura digitale all’in- terno delle PMI italiane è sicuramente il vincolo più significativo all’evoluzione del- le PMI, e si manifesta in modo preponde- rante a livello manageriale, sotto forma di difficoltà strategica nel comprendere pie- namente e integrare il valore trasformativo delle tecnologie quali l’automazione, l’IoT, data lake e data analysis. Questa carenza di visione ostacola in modo significativo l’adozione efficace di soluzioni altrimenti indispensabili. La mancanza di competen- ze specifiche, sia a livello tecnico per la gestione dei nuovi sistemi di automazione che a livello direzionale per l’interpretazio- ne strategica dei dati, porta a un’adozione parziale o inefficiente. L’ostacolo non è più l’accessibilità alla tecnologia, ma l’accettazione del cambia- mento che essa comporta. Finché la digi- talizzazione sarà percepita come un costo da ammortizzare, e non come il fattore abilitante essenziale per la sopravvivenza e la crescita futura in un mercato sempre più interconnesso, le PMI continueranno a navigare con un potenziale inespresso, esponendosi al rischio di essere superate da concorrenti più agili e informati. La resilienza digitale è diventata una condizione essenziale per la competitività industriale. Percepisce la consapevolezza delle PMI italiane delle crescenti minacce

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