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tavola rotonda 106 AUTOMAZIONE OGGI 467 SOLUZIONI SOFTWARE PER L’INDUSTRIA Aureliano Leone , head of indirect chan- nel di Archiva Group ( www.archivagroup. com/it ) : Nelle PMI italiane la situazione è ancora molto eterogenea. Ci sono esempi virtuosi di aziende che stanno affrontando la digitalizzazione in modo realmente in- tegrato, collegando fabbrica, supply chain, uffici tecnici, vendite e amministrazione. In questi casi l’automazione non è vista come un insieme di ‘isole’ tecnologiche, ma come parte di un’unica strategia di ef- ficientamento dei processi. Tuttavia, in molte PMI italiane la digitaliz- zazione non è ancora vista come un per- corso davvero unitario. Sebbene esistano casi virtuosi, persistono ancora separazio- ni tra reparti e strumenti. La produzione utilizza tecnologie e da- ti che non sempre dialogano in modo fluido con quelli della parte gestionale e amministrativa. Queste barriere, spesso più culturali che tecniche, rallentano l’ef- ficienza e impediscono una visione end to end dei processi. La buona notizia è che la consapevolezza sta crescendo: sempre più aziende stanno riconoscendo che l’in- tegrazione tra automazione, IT e proces- si gestionali è la chiave per ottenere dati unificati, decisioni più rapide e maggiore competitività. La sfida oggi è trasformare questa consapevolezza in una roadmap coerente e condivisa. Stefano Gandolfi , regional marketing manager di Omron Italia ( https://omron. it/it/home ): Le PMI italiane stanno progres- sivamente introducendo tecnologie di au- tomazione nel proprio contesto manifat- turiero, ma la trasformazione verso una digitalizzazione integrata che coinvolga sia la fabbrica sia l’amministrazione resta complessa. Molte aziende riconoscono il valore dell’automazione, soprattutto per la capacità di bilanciare produttività ed ef- ficienza energetica, ma la consapevolezza sulle sue potenzialità è ancora limitata. La mancanza di risorse umane e finanziarie necessarie per valutare in modo sistemati- co i vantaggi e i rischi dell’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche, come quel- le dell’Industria 4.0 e 5.0, rappresenta un ostacolo importante. Inoltre, la complessi- tà di integrare queste tecnologie nelle in- frastrutture esistenti costituisce una sfida significativa per molte PMI. Stefano Gandolfi regional marketing manager di Omron Italia Elisa Feletti , digital machine marketing manager di Schneider Electric ( https:// www.se.com/it/it ): Ne l tessuto produttivo italiano, e in particolare tra le PMI, il pro- gresso tecnologico avanza a ritmo soste- nuto, ma l’adozione strategica incontra significative frizioni. La direzione ideale della digitalizzazione è una convergenza olistica: un numero crescente di PMI sta ca- pendo che la trasformazione digitale è un percorso unitario, che salda indissolubil- mente il piano della tecnologia operativa (OT) e quello della tecnologia IT, includen- dovi i sistemi gestionali, amministrativi e di business intelligence. Questa integrazione verticale e orizzontale è l’unico meccanismo per sbloccare il vero potenziale di efficienza promesso dall’In- dustria 4.0, consentendo ai dati generati sul campo di fluire senza ostacoli fino ai centri decisionali. L’efficacia degli inve- stimenti però è spesso compromessa dal persistere di silos che non sono solo orga- nizzativi, pensiamo alla tradizionale sepa- razione funzionale tra ingegneri di produ- zione e specialisti IT; sono ostacoli radicati nel mindset aziendale che si trasformano in timore di cambiamento, resistenza a condividere proprietà e responsabilità del dato, inmancanza di una visione strategica unica promossa dalla leadership. L’investi- mento in queste condizioni genera ‘isole di efficienza’ localizzate ma depotenzia il miglioramento sistemico e l’agilità opera- tiva essenziali per competere sui mercati globali. Per superare questa situazione le PMI devono intraprendere due azioni fondamentali: l’adozione di architetture di sistema aperte e interoperabili, che fa- voriscano la convergenza IT/OT, e, paralle- lamente, la promozione di una cultura del dato condiviso. È fondamentale che la direzione aziendale si faccia promotrice di un mandato chiaro e univoco che demolisca le vecchie logiche dipartimentali in favore di una gestione del dato come asset strategico unico, trasfor- mando la tecnologia da costo a vero fatto- re di efficienza. La digitalizzazione mette al centro i dati. Con questa nuova centralità l’organizzazione deve assumere assetti nuovi per favorire i processi decisionali. Le PMI, secondo lei, sono pronte a definire ruoli, responsabilità e procedure per garantire qualità, sicurezza e affidabilità dei dati? Marella : Solo in parte; come dicevamo, il passaggio a una digitalizzazione struttu- rata intesa come concetto d’impresa porta a un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico: quando i dati diventano il petrolio del futuro, le direttrici cambiano e occorre rimodulare l’organizzazione che deve inevitabilmente ridefinire ruoli, com- petenze e procedure per riuscire a gestirli in modo affidabile e utile alle decisioni. Le realtà più strutturate avvertono il momen- to, la consapevolezza sta aumentando anche sulla spinta degli obblighi normati- vi (GDPR, DPP, cybersecurity, compliance, …) di conseguenza, sono protese verso il cambiamento in modo serio, stanno già introducendo nuove figure professionali o stanno formando quelle esistenti. Con risultati misurabili, processi produttivi sul- la via dell’ottimizzazione e prestazioni che diventano più sostenibili. La qualità del dato senza digitalizzazio- ne è come una barca che fa acqua, l’AI e l’automazione non funzionano. In diverse PMI che abbiamo incontrato, il dato è visto come un ‘sottoprodotto’, le informazioni
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