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tavola rotonda AUTOMAZIONE OGGI 467 SOLUZIONI SOFTWARE PER L’INDUSTRIA 107 sono disperse, non aggiornate e gestite se- condo vecchi schemi, affidate a risorse che svolgono altre funzioni. La governance del dato viene percepita come ‘una questione’ per grandi aziende. Leone : Le PMI italiane, spesso aziende familiari che hanno contribuito in modo decisivo alla forza del nostro tessuto in- dustriale, stanno vivendo oggi una dop- pia trasformazione. Da un lato il cambio generazionale, dall’altro un progressivo processo di managerializzazione. È un passaggio fondamentale, ma non sem- pre semplice, perché richiede di rivedere abitudini, strutture e modalità decisionali consolidate nel tempo. La digitalizzazio- ne porta con sé una novità profonda: i dati diventano il punto di partenza, non un risultato accessorio. E quando i dati di- ventano centrali, anche l’organizzazione deve evolvere. Servono ruoli chiari, proce- dure trasparenti, responsabilità definite e competenze nuove per garantire qualità, sicurezza e affidabilità dell’informazione. Molte PMI stanno iniziando a muoversi in questa direzione, spinte proprio dall’in- gresso delle nuove generazioni e dall’a- pertura verso figure manageriali esterne. Tuttavia, il percorso è spesso rallentato da alcuni fattori tipici delle realtà familiari. La difficoltà di ‘standardizzare’ ciò che per anni è stato gestito in modo informale; la tendenza a basarsi sull’esperienza indivi- duale più che su processi condivisi; la per- cezione che introdurre ruoli e procedure possa irrigidire l’azienda, anziché renderla più agile. Nonostante questo, la traiettoria è chiara. Chi vuole competere deve dotarsi di governance del dato, investire in com- petenze digitali e creare una cultura in cui il dato è un asset strategico, non solo un supporto operativo. Quindi sì, molte PMI sono pronte o si stanno preparando, ma il grado di maturità è ancora molto variabile. Le aziende che riescono ad abbracciare la managerializzazione e a valorizzare il pas- saggio generazionale sono quelle che più rapidamente stanno costruendo strutture capaci di governare il dato e trasformarlo in vero vantaggio competitivo. Gandolfi : La gestione efficace dei dati, dalla raccolta tramite sensori intelligenti fi- no all’analisi avanzata con strumenti di in- Elisa Feletti, digital machine marketing manager di Schneider Electric telligenza artificiale, è oggi necessaria per anticipare problemi, migliorare la traccia- bilità e garantire la continuità operativa. Le tecnologie di rilevamento e i sistemi inte- grati permettono di monitorare in tempo reale le prestazioni, identificare deviazioni di qualità e intervenire tempestivamente, ma per sfruttare appieno queste oppor- tunità occorre una governance chiara dei dati. Molte PMI sono ancora in una fase iniziale di questo percorso: la definizione di ruoli specifici per la gestione dei dati, l’a- dozione di procedure di sicurezza adattive e la creazione di ambienti integrati sono spesso ostacolate da una carenza di com- petenze e da una cultura aziendale ancora legata a modelli tradizionali. Solo investendo in formazione, promuo- vendo la collaborazione tra reparti e adot- tando piattaforme integrate sarà possibile garantire che i dati diventino davvero un asset strategico, affidabile e sicuro per la crescita e la resilienza delle imprese. Feletti : La digitalizzazione assegna ai dati il ruolo di risorsa strategica centrale, alla base delle decisioni aziendali. La questio- ne cruciale è se le PMI italiane siano pronte a stabilire ruoli, responsabilità e procedu- re che garantiscano la qualità, la sicurezza e l’affidabilità del patrimonio informativo aziendale, in altre parole, se le PMI siano pronte a implementare processi di data governance. La realtà che riscontriamo è eterogenea: le aziende più lungimiranti hanno già avviato processi di questo ti- po, comprendendo che l’acquisizione di software di analisi è inutile senza una di- sciplina di gestione sottostante. Stanno definendo figure professionali emergenti e implementando procedure standardiz- zate per la raccolta e la pulizia dei dati, as- sicurando così che le decisioni manageriali poggino su fondamenta solide. Tuttavia, la maggioranza delle PMI è ancora in una fase reattiva. L’attenzione è spesso focalizzata solo sull’aspetto tecnico della raccolta, ignorando l’aspetto disciplinare e la gestione sistematica. I dati vengono generati in quantità massic- cia dai sistemi di automazione, ma restano spesso confinati o, peggio, sono incom- pleti o non validati. Per superare questo stato, le PMI devono investire prioritaria- mente nella formazione della leadership per instillare la cultura del dato come asset strategico, e parallelamente definire una politica di data governance chiara che sta- bilisca la catena di custodia e responsabili- tà per ogni tipologia di dato critico. Senza questa infrastruttura etica e procedurale, la digitalizzazione rischia solo di incremen- tare il rumore informativo. Gli incentivi pubblici (Transizione 5.0, bandi regionali, PNRR) stanno davvero facilitando la digitalizzazione delle PMI? Oppure servono strumenti diversi (formazione, accompagnamento, ecosistemi territoriali, associazioni) per colmare il divario digitale del Paese? Gandolfi : Gli incentivi pubblici come Transizione 5.0, bandi regionali e Pnrr rappresentano un supporto concreto per la digitalizzazione delle PMI italiane e a- iutano a ridurre le barriere economiche all’adozione di nuove tecnologie. Tutta- via, questi strumenti da soli non bastano: molte aziende necessitano anche di for- mazione, accompagnamento consulen- ziale e il supporto di ecosistemi territoriali e associazioni per superare la carenza di competenze e la complessità dei processi di trasformazione digitale.
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