AS1_2025
Gennaio - Febbraio 2025 Automazione e Strumentazione Primo piano 24 DOSSIER bile ” che consente poi, grazie anche al Machine Learning, di scoprire ulteriori caratteristiche della realtà e amplifica la creatività degli inge- gneri e dei progettisti. Lo scopo di un Digital Twin è generare valore : per un individuo, un’organizzazione, una società o un ambiente. Le informazioni ottenute tramite un gemello digitale sono fruibili e forniscono valore attraverso una produttività migliorata, una conoscenza approfondita del cliente, un time-to- market ridotto o un impegno per la sostenibilità accelerato. Un gemello digitale è un sistema in evoluzione poiché assimila molti dati ed è conti- nuamente ottimizzato dall’utente. I Digital Twin hanno finora fatto riscontrare ritorni sull’inve- stimento significativamente positivi. In effetti, il valore risultante di un gemello digitale può essere esponenziale rispetto al suo investimento iniziale e deve essere considerato oltre i semplici benefici monetari immediati. Un po’ di storia L’idea di usare dei prototipi per rappresentare pro- dotti o situazioni reali non è nuova e affonda le radici nella storia della progettazione e delle tec- nologie di produzione. Il passaggio al prototipo digitale avviene per l’intersezione di tale storia con quella del design computerizzato, scandita dalla diffusione dei sistemi Cad, Cam, Cae. Una spinta nella direzione che porterà al Digital Twin è venuta dai grandi progetti tecnologici, primi fra tutti le imprese spaziali. La Nasa è stata pioniera di questi sviluppi fin dagli anni ‘60: realizzò duplicati fisici di veicoli spaziali, utiliz- zati in particolare durante la preparazione della missione Apollo 13, quando i membri dell’equi- paggio di volo ricorrevano a queste repliche per l’addestramento e la simulazione delle operazioni reali previste durante il volo. Sebbene non fossero chiamati gemelli digitali e fossero solo minima- mente digitalizzati, avevano tutti i tratti distintivi della tecnologia come la conosciamo oggi. Le tecnologie di simulazione si sono evolute tra gli anni ‘60 e la fine del XX secolo, con i notevoli progressi nel Cad e le evoluzioni nel Cam, arri- vando alla concreta possibilità di rappresentare digitalmente un oggetto fisico. Studiosi come David Gelernter, autore di libro Mirror World (1991), iniziarono a immaginare un futuro in cui le persone avrebbero potuto vedere le rappre- sentazioni delle realtà attraverso uno schermo di computer. Poco più tardi, sul finire degli anni Novanta, il termine “gemello digitale” fu utiliz- zato per la prima volta per riferirsi alla versione digitale di un oggetto fisico. Tuttavia, solo nel 2002 Michael Grieves, profes- sore presso l’Università del Michigan, introdusse il “Conceptual Ideal of Plm”, che aveva tutte le caratteristiche del modello di gemello digitale ma ancora non assumeva questa denominazione. Il merito di aver coniato il termine Digital Twin (col significato che gli viene oggi associato) va attribu- ito a John Vickers della Nasa, che ne parlò nel 2010. Seguendo quanto indicato in un documento Nell’ambito della Process Automation, i modelli digitali consentono all’operatore di gestire un flusso di informazione attinente a una grande varietà di risorse
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