AS3_2026

Automazione e Strumentazione Aprile 2026 Primp piano 25 SCENARI aerosol o umidità atmosferica. Ma un impianto come Noor costruito in Sicilia funzionerebbe co- munque molto bene, semplicemente produrrebbe un po’ meno energia, cioè dai 350 ai 400 MW, ri- spetto alla sua versione marocchina. Ma il solare termodinamico da solo non basta e la Spagna ci ha insegnato che la ricetta del successo è in un sistema diversificato. Inoltre, la politica e- nergetica spagnola ha interagito in modo virtuoso con quella industriale e oggi il Paese può propor- re le sue competenze sulle rinnovabili nel mondo, come conferma l’esempio di Noor in Marocco. L’Italia avrebbe delle competenze imprenditoria- li e tecniche paragonabili a quelle spagnole, che consentirebbero di aspirare, nel breve termine, ad incrementare gli impianti eolici, solari fotovoltai- ci e termodinamici, supportandoli con sistemi di accumulo, come quelli a CO 2 e a sali fusi, che non richiedono materie prime critiche. Nel medio ter- mine, la rete energetica del nostro Paese potrebbe avvalersi dell’idrogeno come accumulo e come vettore energetico, con un insuperabile capacità di garantire una transizione tecnologica efficien- te e in grado di valorizzare molte tecnologie già disponibili. invece degli specchi parabolici può portare a un incremento dell’efficienza del 5-10% in termini assoluti, a parità di condizioni di irraggiamento e configurazione dell’impianto. Si entra nell’ambito dell’ automazione industria- le per quanto riguarda un’altra differenza fonda- mentale, che attiene alla capacità di sfruttare il campo solare e al controllo dell’inseguimento: nei collettori parabolici gli specchi ruotano lungo un unico asse orientandosi secondo la posizione del sole, mentre nella torre solare ogni eliostato ne- cessita di un doppio inseguimento indipendente e richiede algoritmi di controllo più sofisticati, per evitare ombreggiamenti reciproci e mantenere la massima precisione nella concentrazione. Questa complessità, che è ampiamente gestibile con i si- stemi di controllo e gli azionamenti oggi dispo- nibili, rende anche più versatile e potenzialmente più efficiente la torre solare. Le due tecnologie si distinguono anche per l’uso dello spazio: i collet- tori parabolici richiedono superfici molto unifor- mi e ampie, mentre gli impianti a torre sfruttano un campo di eliostati che può adattarsi meglio alle irregolarità del terreno. Entrambe le tecnologie, come evidenziato nella configurazione del complesso Noor, sono per- fettamente in grado di integrare sistemi di accu- mulo termico a sali fusi , rendendo la produzione solare programmabile e indipendente dalle ore di irraggiamento diretto. Prospettive pratiche Per tornare all’esempio della Spagna, per quanto riguarda il solo solare termico a concentrazione, la potenza installata è pari a circa 2,3 GW, stando ai dati del 2022. Nel nostro Paese, i siti adatti ad impianti CSP non mancherebbero. Per esempio, la Sicilia, essendo una delle zone più soleggiate d’Europa, si colloca in un gruppo di aree geogra- fiche particolarmente adatte al solare termodina- mico. Le rilevazioni globali dell’irraggiamento evidenziano come il Sud Europa disponga di un potenziale buono, anche se non paragonabile alle aree desertiche del Marocco, che restano tra le più prestanti al mondo in termini di radiazione solare diretta. Insomma, rispetto a un impianto equiva- lente posizionato in Marocco, un CSP costruito in Sicilia avrebbe rese inferiori, fino a circa un terzo rispetto ai siti desertici di massimo irraggiamento, ed è ragionevole stimare una perdita di efficien- za nell’ordine del 20-30%, variabile secondo la localizzazione esatta, l’altitudine e la presenza di Sul fronte del trasporto e dello stoccaggio, l’idrogeno si conferma vettore strategico: in Italia, si stanno sviluppando sistemi elettrolizzatori con le relative strutture industriali di produzione

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