AS3_2026

Aprile 2026 Automazione e Strumentazione Primo piano 24 SCENARI dine di 300-400 °C, trasferisce l’energia termica a un circuito secondario per generare vapore che muove una turbina. Questo è il caso di Noor I e Noor II, che utilizzano la tecnologia Senertrou- gh e Senertrough-2 , del gruppo ingegneristico spagnolo Sener , basata proprio sui collettori para- bolici lineari. I campi solari a collettori parabolici occupano una superficie molto estesa e sono ca- ratterizzati da un funzionamento stabile e conti- nuo, con una tecnologia considerata matura e am- piamente consolidata a livello internazionale. Gli impianti di questo tipo, che incorporano sistemi di accumulo termico, cioè i sali fusi, permettono una produzione prolungata dopo il tramonto; nel caso di Noor I l’accumulo consente circa tre ore di generazione, mentre Noor II arriva fino a sette ore, grazie a volumi più grandi di sali fusi e a una maggiore efficienza del campo solare. La tecnologia a torre solare (solar tower), invece, si basa su un concetto diverso: un campo di mi- gliaia di eliostati, ossia specchi piani orientabili a due assi, riflette la radiazione solare verso un rice- vitore posto sulla sommità di una torre centrale. Questa configurazione permette di raggiungere temperature sensibilmente più elevate rispetto ai collettori parabolici, poiché la luce è concentra- ta in un punto anziché lungo una linea. Nel caso di Noor III, che utilizza ancora tecnologia di Se- ner, gli eliostati concentrano la radiazione su un ricevitore a sali fusi installato in cima alla torre, consentendo di raggiungere condizioni termo- dinamiche più spinte e migliorando l’efficienza globale del ciclo. Il progetto utilizza circa 7.400 e- liostati e il sistema di accumulo termico permette una generazione continua per circa 7-8 ore senza radiazione solare, rendendolo particolarmente a- datto a coprire la domanda serale e notturna. Le temperature più elevate ottenibili in un impianto a torre consentono non solo di aumentare il rendi- mento ciclo-vapore, ma anche di ridurre le perdite energetiche durante lo stoccaggio, poiché il flui- do termovettore è direttamente il sale fuso, che viene riscaldato e poi reimmesso nei serbatoi con minori scambi termici intermedi. Le torri solari possono superare 500 °C e arrivare fino a circa 600 °C, mentre i collettori parabolici si fermano tipicamente nell’intervallo 300-400 °C. Questo consente un ciclo termodinamico più efficiente, con un rendimento di conversione elettrica che può collocarsi tra 35% e 46%, mentre un impianto a collettori parabolici oscilla tra 30% e 40%. Tra- dotto in termini pratici, utilizzare una torre solare in un periodo complessivo di circa cinque anni per l’intero complesso, dal 2013 al 2018. Tecnologia collaudata ed efficace Le due principali tecnologie impiegate nell’im- pianto Noor, quella a collettori parabolici e la tor- re solare, sono esemplificative dello stato dell’arte e possono unire produzione e accumulo elettrici. Pur condividendo il principio generale della con- centrazione della radiazione solare e della produ- zione di calore ad alta temperatura per alimenta- re un ciclo termodinamico, esse differiscono nel modo in cui raccolgono la luce, nelle temperatu- re raggiungibili, nel comportamento dinamico e nell’efficienza complessiva. Nel caso della tecnologia a collettori parabolici (parabolic trough), la radiazione solare viene con- centrata attraverso lunghe file di specchi parabo- lici lineari che inseguono il sole su un solo asse e focalizzano la luce su un tubo ricevitore posto nel fuoco del paraboloide. All’interno del tubo scorre un fluido termovettore, che nei progetti più recenti è costituito da sali fusi, mentre in impianti più datati può essere un olio diatermico. Il flui- do, riscaldato tipicamente a temperature dell’or- I sistemi di accumulo ad alta risposta comprendono batterie industriali agli ioni di litio, batterie di flusso o soluzioni meccaniche come aria compressa e volani

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