AS5_2025
Automazione e Strumentazione Giugno-Luglio 2025 Tecnica 91 FORMAZIONE poter causare danni alla strumentazione e senza far correre rischi agli utilizzatori. “La vera soddi- sfazione e gratificazione sono state quelle di poter approfondire gli argomenti e le tante nozioni che abbiamo studiato sui banchi di scuola mettendoli in pratica e vederli prendere forma attraverso un sistema meccatronico funzionante; lavorare su un progetto reale ha permesso di capire meglio il significato concreto di ciò che studiamo ogni giorno, rendendo l’apprendimento più vivo, più efficace ed interessante. Inoltre, osservare i nostri progressi passo dopo passo, dalla fase iniziale del cablaggio elettrico fino al test dell’impianto auto- matizzato, ci ha molto appagato. Per condurre questo lavoro sono state fondamentali anche qua- lità personali quali la curiosità di voler appro- fondire argomenti mai affrontati prima (come il concetto di contatti normalmente aperti e chiusi o di valvole elettropneumatiche a centri chiusi) e la volontà di uscire dai confini delle nozioni sco- lastiche teoriche standard. Bisogna essere in grado apprendere in autonomia, di adattarsi rapidamente a nuove sfide e di cercare soluzioni anche in conte- sti poco familiari. Indispensabile è altresì la preci- sione e l’accuratezza con cui si svolge ogni singola fase del lavoro: dall’ideazione di certe soluzioni di programmazione software, fino alla messa in fun- zione del sistema”. Questo il commento a caldo del gruppo di lavoro, ma ciò che questa attività, que- sta opportunità, ha procurato tocca anche aspetti di strategia di comunicazione, così come ricor- dano i tre studenti “La sfida che abbiamo accet- tato è stata quella di voler persuadere un pubblico anche non tecnico (come gli studenti dei licei) sul fatto che ciò di cui siamo appassionati (la tecnolo- gia dell’automazione), è un ambito che non serve solo a poter diventare un buon tecnico meccatro- nico, ma può anche migliorare il carattere di una persona, rendendola perseverante, arguta, precisa. Come? Abituandosi a saper analizzare, affrontare e risolvere anche i più piccoli dettagli di un impe- gno preso o di un problema da risolvere. Senza queste caratteristiche, l’impegno preso non pro- duce risultati o, peggio ancora, il problema non viene risolto; quindi, persiste e può diventare più grande se non addirittura insormontabile”. Un ultimo aspetto, ma non meno importante dei precedenti, risuona forte come una richiesta che proviene proprio dagli allievi “Il progetto Mechlab è un’ottima iniziativa che le figure di sistema e i docenti di settore devono portare avanti, sia per favorire il rapporto ‘giovani-aziende’ che per un arricchimento del bagaglio di esperienze degli stu- denti. Esso si potrebbe estendere anche agli altri indirizzi di studio (tecnici e liceali) ovviamente adattati in base agli specifici piani di studio”. Ma come favorire questo impulso di bisogno formativo? L’Ing. Andrea Cataldo prova ad esprimerlo attra- verso un’analogia, parlando cioè con un linguaggio accessibile a tutti. “Mi sono accorto quasi per caso che, incominciando ad incuriosirmi ed appassio- narmi alla tecnica delle trasmissioni radioama- toriali, ho iniziato ad osservare con attenzione le antenne sui tetti delle case, cosa che non avevo mai fatto prima perché mi sembravano tutte uguali. Ora invece mi appare chiaro che sono una diversa dall’altra per forma, dimensione e direzione di orientamento. Ciò ha prodotto in me il desiderio di capirne maggiormente il funzionamento, il quale mi ha indotto a dedicare del tempo per accrescere le mie conoscenze sul tema. Così ho iniziato a sviluppare uno spirito critico di osservazione che mi ha portato a cercare nelle osservazioni i riscontri legati alle nozioni via via acquisite, creando stupore in me per quanto stavo osservando. Mi sono accorto quindi che questo meccanismo è diventato un Circolo Virtuoso che si autoalimenta”. Conclude Cataldo: “… cosa ha innescato quindi questo Circolo Virtuoso? La curiosità, il voler provare, l’accettare di mettersi in gioco, il superare la resistenza iniziale, il timore, le paure. Allora se questo Circolo Virtuoso lo vogliamo usare sugli studenti per la loro forma- zione, dobbiamo concentrarci sull’innescare in loro la curiosità e sorvegliare che il Circolo Vir- tuoso si inneschi e si autoalimenti. Va quindi pro- gettata con intenzionalità educativa l’innesco della curiosità nei nostri giovani studenti”. Figura 3 - Sistema automatizzato complessivo e team di sviluppo
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