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30 NOVEMBRE 2025 FIELDBUS & NETWORKS di tecnologie come il cloud, l’AI e i gemelli digitali di macchine e impianti. L’approccio alla convergenza applicato da Mitsubishi Electric si chiama Smkl (Smart Manufacturing Kaizen Level), basato sulla filosofia giapponese Kai- zen del miglioramento continuo. Il metodo Smkl mira a conseguire obiettivi di digitalizzazione ambiziosi con un percorso metodico e sostenibile, che permetta di ottenere un miglioramento costante attraverso piccoli passi, partendo dalla raccolta, visualizzazione, analisi e ottimizzazione dei dati per il singolo processo, linea o fabbrica, per arrivare all’intera supply chain”. Pro e contro FN : Quali sono le difficoltà principali che si incontrano nel percorso di convergenza IT-OT? Andrea Carcano , co-founder e CPO (Chief Product Officer) di Nozomi Networks ( https://it.nozominetworks.com ): “I rischi legati alla sicurezza informatica rimangono senza dubbio la sfida più grande della convergenza IT-OT. Il problema è: come collegare in modo sicuro i sistemi IT e OT, farli co- municare evitando il contatto con quei sistemi che devono rimanere isolati? Senza la necessaria attenzione alle best practice in entrambi gli am- bienti la convergenza IT-OT porta a un drastico aumento degli inci- denti di sicurezza OT. I dati parlano chiaro: il sondaggio Sans 2024 ICS/ OT, per esempio, ha rilevato come quasi il 50% dei vettori di attacco alle risorse OT sia, in ultima ana- lisi, attribuibile a violazioni della rete IT. Ricerche condotte da altri vendor di sicurezza informatica mostrano stime ancora più preoc- cupanti. Troppo spesso, basandosi sul presupposto errato che OT e IT siano separati, ci si trova di fronte a collegamenti e vulnerabilità nascoste; tali situazioni aumentano la pos- sibilità che il malware presente su una rete possa diffondersi e impattarne altre. Senza un’adeguata segmentazione, firewall e sistemi di controllo degli accessi, le minacce che hanno origine in ambiente IT possono spo- starsi lateralmente a quello OT e viceversa”. Marco Marella , general manager di FasThink ( www.fasthink.com ): “La convergenza IT-OT è sì un challenge tecnico e organizzativo, ma in prima istanza culturale. Servono una visione strategica condivisa, investimenti mi- rati e un percorso di integrazione graduale. IT e OT sono, spesso, mondi sepa- rati all’interno dello stesso sistema, con visioni e obiettivi che non coin- cidono operativamente, e questo non agevola la comunicazione e la collaborazione. Il personale OT è spesso orientato alla stabilità e alla continuità del processo operativo che lo riguarda, mentre l’IT tende all’innovazione informatica del si- stema azienda e a intercettare i trend sul mercato e i cambiamenti che si possono apportare. Alle re- sistenze culturali e alle rigidità strutturali si sommano le resistenze tecnologiche e la mancanza di standard: il sistema OT aziendale è spesso pro- prietario, operativo all’interno del perimetro del processo, magari da decenni; presenta scarsa connettività, soffre l’aggiornamento tecnologico ed espone le infrastrutture a nuove vulnerabilità a livello di cybersecurity. È nativamente poco compatibile con le architetture IT più aggiornate, come cloud, API ecc., e utilizza protocolli e tecnologie non standardizzate o specifiche di settore, che in generale dialogano poco con l’ambiente IT. Infine, la governance: spesso non è integrata tra IT e OT; non è chiaro chi sia responsabile della sicurezza, chi della gestione dei dati e chi della manutenzione. Serve, invece, un mo- dello unificato che raccolga le istanze di entrambe le aree. Altri due fattori importanti sono la scalabilità e la gestione del dato. L’OT genera enormi quantità di dati, ma spesso manca una strategia per la loro integrazione e valorizzazione nei sistemi IT (analytics e AI); inoltre, vi è carenza di figure professionali con competenze ibride, in grado di comprendere sia il mondo IT che OT: le aziende devono investire in formazione e ricambio gestionale”. Emilio Persano , business developer Scada&IoT di Mitsubishi Electric - Factory Automation ( https://it.mitsubishielectric.com/fa ): “U na difficoltà consiste nel fatto che ancora oggi il tessuto industriale italiano è per- vaso da impianti misti fra green e brown, ovvero un mix tra macchine e impianti obsoleti, non ‘IT ready’, e altri nuovi, già predisposti per con- dividere ed esportare dati verso le piattaforme IT. Un punto cruciale è capire che i dati raccolti vanno organizzati e gestiti al meglio già dalla sorgente in cui nascono (sen- sori, PLC, OPC server), lato OT, per poi passare a un livello intermedio, per esempio su uno Scada o in un gateway IoT, da cui raggiungere il livello IT. Questo flusso deve es- sere organizzato in modo che tutte le applicazioni aziendali utilizzate per la gestione dei processi possano usare i dati per ricavarne informazioni utili al raggiungimento dei propri obiettivi. Ne consegue la necessità di piani- ficare, sin dall’inizio, la struttura dei dati. Qui entrano in gioco standard come ISA95, per creare un sistema UNS (Unified Namespace), cioè un’unica fonte di ‘verità’ per l’azienda. È proprio questo il più grande ostacolo che incontrano le aziende: la capacità di strutturare la raccolta e il flusso dei dati in modo univoco e trasparente a tutti i livelli aziendali e per tutte le applicazioni. Solo successivamente si può pensare di utilizzare l’AI per l’ottimizzazione dei processi”. FN : Quali benefici dobbiamo aspettarci dalla convergenza IT-OT? Stefano Azzoni , sales engineer di B&R Automazione Industriale ( br-automation.com ): “Nei pros- simi anni assisteremo a un amplia- mento dell’offerta di servizi digitali focalizzati sul monitoraggio dello stato dei macchinari e sulla ge- stione ottimizzata della manuten- Stefano Azzoni di B&R Automazione Industriale Emilio Persano di Mitsubishi Electric - Factory Automation Andrea Carcano di Nozomi Networks Marco Marella di FasThink
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