AS5_2025

Giugno-Luglio 2025 Automazione e Strumentazione Primo piano 26 DOSSIER Le applicazioni collaborative si differenziano dalle applicazioni tradizionali dei robot indu- striali, per le quali i robot sono isolati dal contatto umano dietro recinzioni o altre barriere protettive. Volendo definire meglio cosa si intende per cobot, bisogna dire che la stessa Iso (Organizzazione Internazionale per la Normazione) non fornisce una definizione specifica per i robot collaborativi ma solo per le operazioni collaborative. In un recente un position paper dell’ IFR (Interna- tional Federation of Robotics) vengono classificati quattro livelli di collaborazione tra robot indu- striali e lavoratori umani: - coesistenza: umani e robot lavorano fianco a fianco senza barriere ma senza uno spazio di lavoro condiviso; - collaborazione sequenziale: umani e robot sono attivi in uno spazio di lavoro condiviso ma i loro movimenti sono sequenziali; non lavorano su un componente contemporaneamente; - cooperazione: umani e robot lavorano sullo stesso componente contemporaneamente, entrambi in movimento; - collaborazione reattiva: il robot risponde in tempo reale ai movimenti del lavoratore umano. “I membri dell’IFR riscontrano che una quota sostanziale di cobot non viene ancora utilizzata per la collaborazione uomo-robot. Le applicazioni cobot più comuni sono quelle con spazio di lavoro condiviso in cui robot e lavoratore lavorano fianco a fianco, completando le attività in modo indi- pendente o sequenziale. Svolgono lavori noiosi o non ergonomici, dal sollevamento di componenti pesanti all’esecuzione di attività ripetitive come il serraggio di viti. Gli esperti prevedono che tra 5 anni si compirà un passo avanti verso una vera cooperazione: robot e dipendenti lavoreranno contemporaneamente insieme, entrambi in movi- mento, e ciò diventerà una consuetudine. È pro- babile che esempi di applicazioni in cui il robot risponde in tempo reale al movimento di un lavo- ratore appariranno su larga scala tra 10 anni. Que- sto livello è il più impegnativo dal punto di vista tecnico”. La stessa IFR indica i vantaggi dei cobot rispetto ai robot industriali tradizionali, sottoli- nenando il fatto che i cobot “offrono un accesso rapido all’automazione. Sono facili da program- mare; alcuni sono programmabili tramite guida manuale o tramite interfacce tablet. Spesso non richiedono l’implementazione di ulteriori misure di sicurezza in fabbrica; ciò consente un funziona- mento senza barriere direttamente integrato nelle aree di produzione esistenti. Possono adattarsi in modo flessibile, ad esempio utilizzando tecnolo- gie plug & play; ciò è particolarmente interessante per le aziende che non dispongono di esperti di ingegneria, per le aziende con lotti di produzione più piccoli e nei settori in cui le esigenze di produ- zione sono in continua evoluzione”. I cobot possono lavorare a fianco dei lavoratori umani aumentandone le capacità. Consentono ai singoli di collaborare su attività complesse difficili da automatizzare completamente. I cobot aiutano a gestire attività ripetitive o sollevamenti pesanti, consentendo ai lavoratori umani di concentrarsi su aspetti più complessi o creativi del loro lavoro. Anche la capacità di una produzione flessibile è notevolmente migliorata dai cobot: questi con- sentono di realizzare postazioni di lavoro mobili che possono essere impiegate quando necessario e spostate rapidamente altrove. Perché proprio i cobot? Interrogandosi sul perché le aziende dovrebbero impiegare i cobot, l’IFR mette in rilievo il loro contributo al miglioramento della produttività, della qualità e della coerenza dei prodotti potendo Il marchio automotive Tesla sta sviluppando robot umanoidi e li sta testando sulle sue linee di produzione

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