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Fieldbus & Networks GENNAIO-FEBBRAIO 2025 FIELDBUS & NETWORKS 29 La diffusione sul mercato Nella sua esperienza, qual è l’attuale livello di penetrazione dell’OCT nell’indu- stria in Italia? Quali sono le maggiori criticità nell’adozione, e con quale strate- gia la sua azienda aiuta il cliente nel superare tali criticità? Bardella : “La gestione di dati, segnale e alimentazione ha requisiti sempre più stringenti per quanto riguarda spazi e tempi. La ricerca del ‘sempre più snello’ e ‘sempre più piccolo’ richiede soluzioni che siano realmente le più razionali e funzionali possibili. A prescindere dai vari protocolli utilizzati è quindi necessario riuscire a spostare tanti dati nel modo meno complicato possibile. Si consideri, per esempio, l’aspetto della sicurezza e della quantità crescente di informazioni da gestire. Per tutti questi motivi la tecnologia a cavo singolo si sta diffondendo sempre di più nell’industria; a parer mio, non ci sono criticità, perché vengono ridotti gli ingombri, non essendo più necessario avere due cavi. Inoltre, la com- pattezza della connessione a cavo singolo consente al produttore di realizzare dispositivi di dimensioni contenute. Un esempio pratico sono gli azionamenti compatibili con la nostra soluzione Vario-X, che possono essere collegati in modo OCT: con un solo cavo gestiamo l’azionamento e ne alimentiamo l’elet- tronica, con il vantaggio della semplicità di installazione a bordo macchina”. Bonsi : “Grazie allo sviluppo e all’introduzione nel mercato di numerosi compo- nenti che integrano OCT ed Ethercat P, Beckhoff sta dando un forte contributo alla penetrazione di tale tecnologia nell’industria; l’azienda fornisce anche un serie di prodotti e componenti testati in ambito EMC per rendere la tecnologia immune ai disturbi. Inoltre, i nostri prodotti OCT sono certificati UL, dunque adatti anche al mercato americano, le cui normative stringenti spesso inducono alla separazione dei cavi di potenza e di segnale”. Bagarelli : “Il settore industriale italiano è in genere più lento nel favorire il processo di sostituzione delle nuove tecnologie a quelle tradizionali, in primis per una questione di retro-compatibilità con le infrastrutture esistenti, secon- dariamente per una questione di costi di sviluppo e di approvvigionamento: seppur meno performanti, i componenti alla base di molte delle infrastrutture esistenti sono ormai di fatto dei prodotti ‘commodity’, ovvero sono caratterizzati da costi molto bassi, dovuti al minore contenuto tecnologico, e godono di economie di scala e di concorrenza ormai consolidate”. Dalla parte del cliente Sia in termini di vantaggi che di criticità, cosa si aspetta tipi- camente il cliente e cosa invece occorre spiegare o suggerire? Bonsi : “Alcuni clienti non considerano adeguatamente che un cablaggio di cattiva qualità possa comportare problemi latenti, quindi dei potenziali costi non preventivabili per effet- tuare debug e sostituzione di componenti. È importante con- siderare la qualità dei cavi e le loro caratteristiche elettriche. Per quanto concerne le soluzioni in Ethercat P, per esempio, è bene effettuare un dimensionamento, prestando attenzione alle cadute di tensione e agli assorbimenti di corrente in gioco sulla base delle utenze I/O collegate e le lunghezze dei cavi desiderate. Il nostro software di automazione TwinCAT inte- gra un tool a tale scopo di ausilio ai progettisti”. Bagarelli : “Com’è normale che sia, il cliente che si avvicina a queste nuove tecnologie tende ad approcciarle con lo stesso modus operandi e le medesime aspettative con cui è abituato a utilizzare le tecnologie tradizionali, talvolta sottovalutando certe complessità intrinseche di implementazione, e altre volte trascurando potenziali vantaggi e svantaggi di una tecnologia rispetto a un’altra. Per esempio, molti clienti vedono nel 10Base-T1S il perfetto sostituto per una rete multi-drop, come il RS485 o Canbus, ma non sono pienamente consapevoli del fatto che questo è un tipo di rete che va progettata a priori, ed è più difficile da riconfigurare a posteriori rispetto a una rete punto-punto realizzata con un 10Base-T1L, che è certamente più plug&play”. Bardella : “Ogni cliente che si rivolge a un esperto si aspetta una serie di solu- zioni che consentano di raggiungere gli obiettivi risolvendone le problematiche. Di conseguenza, nel percorso di automatizzazione, così come nella trasforma- zione digitale, ogni cliente è ben conscio che possano presentarsi diverse criti- cità. Nello specifico ambito della trasmissione dei dati, le eventuali criticità non sono dovute al mero cablaggio, ma sono legate al processo di trasformazione. L’aggiornamento dei macchinari, per esempio, il cosiddetto retrofit, presenta alcune problematiche dovute all’età, poiché in origine non avevano ancora la predisposizione alla digitalizzazione. Pertanto, l’aggiunta di nuovi sensori e linee che gestiscono sia l’alimentazione che i dati rappresenta una criticità, per esem- pio, in termini di spazio. Allo stesso modo possono esservi dei vantaggi, poiché le problematiche di spazio possono essere risolte con una razionalizzazione. Più in generale, vi sono criticità che emergono da tutto ciò che è necessario predisporre per portare il dato dal campo fino al cloud, ma in quest’ultimo caso intervengono anche altre variabili. Tornando alla tecnologia di connessione, vedo molti più vantaggi che criticità”. Quali soluzioni propone la sua azienda per affrontare i possibili problemi di sicurezza e resilienza legati all’uso di un singolo cavo per la trasmissione di dati e potenza? Bagarelli : “Nell’ambito di SPE-Single-Pair Ethernet, esistono diverse sfide da affrontare in termini di affidabilità della connessione. Diversi elementi contri- buiscono, infatti, a minacciare la sicurezza e la resilienza del collegamento: L’approccio ‘tutto su di un unico mezzo’ permette di ridurre il numero dei cavi in gioco, soprattutto nelle lunghe linee spesso presenti nel campo del processo Fonte: foto Shutterstock

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